Fumo passivo: si può vietare al condomino di fumare sul balcone o sulla terrazza di proprietà esclusiva?

Pubblicato il 06/09/2019

Sono oltre dieci milioni gli italiani che hanno il vizio del fumo e molti hanno anche l'abitudine di fumare in casa, sebbene tale abitudine non può dirsi che sia una scelta ideale per la salute di chi ci abita, soprattutto se di mezzo ci sono bambini e anziani.

È noto, infatti, che la nicotina viene assorbita facilmente da indumenti, tende, divani e tappeti, rivelandosi potenzialmente pericolosa per chi frequenta l'abitazione e poi non è detto che sia facile bonificare gli ambienti dove si è fumato a lungo.

Molto spesso, però, chi ha l'abitudine di fumare in casa usa anche l'accortezza di fumare nel terrazzo della propria abitazione, per evitare l'esposizione dei propri familiari al c.d. fumo di "terza mano", che non può essere eliminato con una comune pulizia.

Tale abitudine è l'emblematica realtà di molti appartamenti ubicati in condominio dove la consuetudine di "rifugiarsi" a fumare nella propria terrazza rappresenta la prassi quotidiana di molti condòmini, che costringono i vicini di casa a chiudere le imposte, per evitare l'immissione del fumo delle sigarette.

In condominio, per esempio, il problema del fumo passivo è facile che si manifesti in presenza di balconi confinanti, che siano separati da un'inferriata in metallo o che siano addirittura privi di divisori, o anche nel caso in cui l'appartamento del piano sovrastante affacci con una finestra sul terrazzo dell'appartamento sottostante.

In questi casi la prassi di fumare in balcone potrebbe configurarsi come un vero e proprio problema per i vicini di casa, che hanno paura di subire danni alla salute a causa del fumo che si infila nelle loro abitazioni.

In proposito è vero che non si possono sottovalutare i danni da fumo passivo, ma è possibile vietare al condomino di fumare sul terrazzo di casa sua?

Dal punto di vista normativo va detto che il legislatore ha compiuto un enorme passo in avanti nella lotta contro il fumo passivo, con la Legge Sirchia n. 3/2003, che impone il divieto di fumo nei locali chiusi, pubblici e privati e che si estende anche agli spazi comuni condominiali, tipo androni, pianerottoli, scale e ascensori, ma che non riguarda, però, le abitazioni private.

Tale divieto può riguardare le aree condominiali sulla scorta di un'interpretazione estensiva dell'art. 1102 c.c., che consente a ciascun partecipante di servirsi della cosa comune purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso.

Per le abitazioni private, in ogni caso, non esiste alcuna norma specifica che impedisca di fumare dentro casa o nel balcone. Tuttavia è indubbio che la salute sia un diritto fondamentale dell'individuo tutelato dall'art. 32 della Costituzione e che il fumo delle sigarette del vicino possa diventare fastidioso ed intollerabile.

Sotto il profilo della tutela codicistica l'art. 844 c.c. prevede un generico divieto di immissioni relative a intrusioni di tipo immateriale, come il fumo, che non devono interferire o confliggere con il diritto di proprietà del vicino, per impedirgli il legittimo godimento del suo bene.

In altre parole nulla impedisce al proprietario di un appartamento di rivolgersi all'Autorità Giudiziaria per chiedere la cessazione della condotta del vicino e la relativa condanna al risarcimento del danno esistenziale.

Poi spetterà al giudice valutare se il fumo di sigaretta proveniente dal balcone si configuri come un immissione davvero insopportabile e tale da costituire un serio pericolo per la salute del ricorrente oppure no.

In proposito si osserva come non sia del tutto facile per un giudice regolare i limiti dell'esercizio del diritto di proprietà se si pensa che, di solito, è necessario l'ausilio di un tecnico d'ufficio, per stabilire se fumare in balcone rientri o meno nell'uso normale della proprietà.

Al contempo non è da escludere che nel contemperamento tra gli opposti interessi dei proprietari confinanti, il giudice possa tener conto delle ricerche scientifiche più recenti, tipo quella dell'Istituto Nazionale Tumori, che ha dimostrato come il fumo di due sigarette a distanza di cinque metri sottovento sia in grado di produrre delle polveri sottili tossiche sette volte superiori rispetto ai valori base.

D'altronde è vero che molti giudici sono sensibili a tali problematiche, tant'è che ai componenti di una famiglia residente in un appartamento sopra un bar frequentato da molti fumatori è stato riconosciuto un risarcimento danni esistenziali di diecimila euro, per essere stati costretti a subire gli effetti molesti, fastidiosi e insalubri del fumo passivo di sigarette, che li ha costretti a tenere chiuse le finestre, anche in piena estate, per tutelare la propria salute (Cass. n. 7875/2009).

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